Pehnaligon’s: un’emozione chiamata Artemisia

Penhaligon's Artemisia

Penhaligon’s Artemisia

Premetto che sono tanti i profumi che incontro durante le mie giornate, un po’ per lavoro e un po’ per passione. Ogni profumeria, erboristeria, negozio di nicchia o concept store attira inevitabilmente la mia curiosità e mi ritrovo a ficcare il naso davvero dappertutto.

Premetto inoltre che non sono un’amante dei profumi inglesi, più che altro per un mio pregiudizio che me li fa immaginare sempre eccessivamente spostati sugli assoluti di Rosa o di fiori in generale.
Per cui, quando per la prima volta ho incontrato le fragranze di Penhaligon’s avevo in testa un’idea… che si è smaterializzata in un attimo alla prima spruzzata.

La mia immediata reazione ad Artemisa è stata una forte emozione, un brivido sotto la pelle. Ancora ne non so il motivo, ma le infinite delicate sfacettature di questo, che secondo me me è un capolavoro dell’arte della profumeria, mi sono esplose dentro e mi hanno da subito provocato un sentimento.

Ho amato questo profumo da subito, ma è stata una passione divorante. L’ho odorato e adorato senza limitazioni per un lungo periodo, fino alla nausea. Quando ho capito che se avessi continuato così, tra di noi sarebbe finita per sempre, ho iniziato ad usarlo con più cautela, a centellinare le spruzzate, a privarmene fino a sentirne la mancanza.

Ho imparato a gestirlo per permettermi di riprovare ogni volta quella forte emozione. E ancora oggi è così. Quando accedo alla mia boccetta di Artemisia ho l’impressione di aprire una pozione magica, di cui so che non posso abusare. E ogni volta lo riscopro in tutte le sue infinite e delicatissime sfacettature, i suoi contrasti armonici e i suoi accordi sensuali. Un lungo fondo muschiato e poudrè mi accompagna per ore, fino a confondersi splendidamente con l’odore della pelle.

In quest’ultimo attimo di vita della fragranza ho la sensazione di essere io stessa Artemisia, una bellissima e sensuale cortigiana dell’800 che rivive sulla mia pelle.

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